L’Ucraina ha accettato il sostegno tecnico e finanziario offerto dall’Unione europea per ripristinare i flussi di petrolio verso Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba danneggiato lo scorso 27 gennaio da un attacco russo. La risposta positiva da parte di Kyiv è stata annunciata dalla Commissione europea che sul suo sito ha pubblicato la lettera inviata all’UE dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.
In una lettera indirizzata a Zelensky, entrambi la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, hanno affermato che la ripresa dei flussi di petrolio attraverso l’Ucraina è di grande importanza per preservare la stabilità del mercato e sarebbe in linea con gli obblighi contrattuali dell’Ucraina. Von der Leyen e Costa hanno inoltre ribadito il loro impegno a eliminare gradualmente, entro la fine del 2027, tutte le restanti importazioni di petrolio dalla Russia, come già annunciato in precedenza.
Gli sviluppi giungono dopo che lunedì l’Ungheria ha dichiarato che continuerà a bloccare il prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina e le nuove sanzioni alla Russia finché i flussi di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba rimarranno sospesi.
Nel briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, la portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, ha insistito, almeno formalmente, nel distinguere i piani, osservando che il prestito da 90 miliardi e il ventesimo pacchetto di sanzioni sono “due questioni separate” rispetto al dossier Druzhba. Allo stesso tempo, ha ricordato che a livello di Consiglio europeo tutti i leader dei 27 avevano assunto un impegno sul prestito, e che Bruxelles si aspetta ora che quell’impegno venga rispettato “senza collegamenti a ulteriori condizioni”.
I flussi di petrolio russo attraverso l’oleodotto verso Ungheria e Slovacchia sono sospesi dalla fine di gennaio. L’Ucraina ha accusato la Russia di aver danneggiato un tratto dell’infrastruttura con un attacco con droni nell’Ucraina occidentale, mentre Slovacchia e Ungheria attribuiscono la colpa della prolungata interruzione all’Ucraina.
Nella lettera in risposta all’offerta fatta dai vertici UE, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che i lavori di riparazione dell’oleodotto sarebbero quasi terminati e che la stazione di pompaggio sarebbe stata ripristinata entro un mese e mezzo, “in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”.
Zelensky ha rigettato le accuse mosse da Budapest e Bratislava, negando che Kyiv stia “deliberatamente ostacolando”. Il presidente ucraino ha voluto ricordare l’impegno dell’Ucraina a mantenere la continuità dei flussi nonostante gli attacchi russi che hanno caratterizzato tutto il periodo invernale e inciso sul funzionamento di diverse stazioni di pompaggio lungo il tracciato. “Queste misure sono state attuate in modo discreto e responsabile, dimostrando l’impegno dell’Ucraina a rimanere un partner energetico affidabile”, ha affermato.
Nel caso dell’attacco avvenuto lo scorso 27 gennaio, il danno, secondo Zelensky, sarebbe più grave di altri avvenuti in passato. Infatti, come indicato dal leader ucraino, “l’oleodotto principale opera come un unico sistema continuo, e l’arresto completo della stazione di pompaggio chiave ne compromette il funzionamento”. Pertanto, “senza la stazione di pompaggio di Brody in funzione, è tecnicamente impossibile mantenere la pressione operativa necessaria nel sistema dell’oleodotto e garantire il transito sicuro del petrolio”.
Zelensky ha poi aggiunto che per ripristinare tecnicamente la capacità di pompaggio del petrolio il più rapidamente possibile, Kyiv sta “lavorando a una soluzione tecnica alternativa sin dai primi giorni successivi all’attacco”, precisando che i lavori di riparazione relativi alla soluzione di bypass sono prossimi al completamento, ma che il serbatoio petrolifero danneggiato non può essere ripristinato. “L’Ucraina sta pertanto valutando la costruzione di infrastrutture di stoccaggio sotterranee come soluzione di più lungo termine e più sostenibile”, ha affermato Zelensky, che poi ha accolto con favore la proposta fatta dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.
Zelensky ha poi osservato che l’Ucraina resta in grado di offrire “rotte alternative per il transito di petrolio greggio non russo verso i Paesi dell’Europa centrale e orientale”, nonostante i ripetuti e massicci attacchi contro le infrastrutture dell’oleodotto, invitando l’UE a proseguire con il suo obiettivo di eliminare completamente le importazioni di petrolio russo nell’ambito dell’iniziativa REPowerEU entro la fine del 2027.

